Il Legamento Crociato Anteriore (LCA) è uno dei cardini della stabilità del ginocchio, evita il movimento di traslazione anteriore della tibia sul femore. La mancanza dello stesso altera la biomeccanica del ginocchio con conseguenti cedimenti improvvisi nell’appoggio dell’arto interessato, di conseguenza crea ulteriori danni articolari (meniscali e cartilaginei) che conducono ad una precoce artrosi dell’articolazione.

Durante la riabilitazione è fondamentale scegliere gli esercizi giusti e meno pericolosi in modo da riportare l’atleta alle condizioni di forma ottimali.

In letteratura è possibile ritrovare molti protocolli riabilitativi anche se non esiste unanime consenso in merito al protocollo ottimale da utilizzare, ogni programma va adattato al paziente che abbiamo di fronte e non può essere standardizzato.  In ogni caso, il denominatore comune di tutti i più attuali metodi riabilitativi, sembra essere la mobilizzazione precoce che riduce l’insorgenza di complicanze come rigidità articolare od importanti atrofie muscolari, migliorando nel contempo il processo riabilitativo.

La prima fase, molto importante per non compromettere il cammino riabilitativo, mira al recupero dell’estensione completa (fattore molto importante), alla gestione del gonfiore e del dolore, al reclutamento muscolare tramite contrazioni isometriche e al graduale recupero della flessione.

È molto importante introdurre, nella riabilitazione post intervento, gli esercizi di Core Stability (il rafforzamento simmetrico dei muscoli della parete addominale, dei muscoli paravertebrali, dei muscoli glutei e dei muscoli prossimali stabilizzanti dell’anca). Questo perchè il tronco è lo stabilizzatore delle articolazioni a monte e a valle, durante il gesto atletico ad esempio della corsa, l’attivazione di questi muscoli prossimali è utile per non gravare tutto il peso articolare sul ginocchio .

Fase molto importante nel percorso riabilitativo è l’utilizzo di esercizi propiocettivi a cui va dato un importante ruolo e la giusta enfasi, perché un buon lavoro in fase riabilitativa e in seguito di mantenimento, aiuta l’atleta a ridurre il rischio di infortunarsi di nuovo.

La propriocezione è una speciale capacità che ha il Sistema Nervoso Centrale di percepire la posizione e il movimento dei segmenti corporei nello spazio, con o senza controllo visivo, grazie alla stimolazione dei propriocettori (es. organi tendinei del Golgi, fusi neuromuscolari e terminazioni nervose).Si tratta di un vero e proprio sistema di percezione del corpo in relazione al movimento, alla postura, all’equilibrio e alle condizioni interne. Un buon livello di propriocezione conferisce all’atleta una migliore consapevolezza del proprio corpo, soprattutto in contesti dinamici che coinvolgono cambi di direzione, salti e atterraggi. Il controllo propriocettivo passa da una condizione statica al movimento con numerose varianti in lassi di tempo molto piccoli e con variabili poco prevedibili. Il primissimo approccio per recuperare la propriocezione parte dal semplice appoggio del piede sul pavimento o su una superficie morbida (es. un materassino), prima da seduti per ridurre il più possibile il carico sull’arto in fase di riabilitazione. In questo modo l’atleta ricomincia a stimolare il sistema neuromuscolare.  Successivamente, ma ancora nella fase di appoggio parziale, si può utilizzare una superficie mobile, quale la tavoletta propriocettiva.

Si procede con gli stessi esercizi svolti a carico parziale nel momento in cui la persona inizia a camminare caricando sull’arto infortunato mediante diversi metodi: Le tavolette di Freeman che consentono movimenti unidirezionali, le tavolette circolari che consentono movimenti a 360°, materassini, bosu, tappeti elastici; sono questi gli attrezzi maggiormente utilizzati, perché forniscono una buona varietà di appoggio e stimolazione sensoriale grazie al differente materiale di cui sono costituiti.

La propriocezione quindi nella fase riabilitativa dopo l’intervento di ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore deve andare di pari passo con gli altri due aspetti (tono muscolare e ROM), deve essere graduale ed essere stimolante per l’atleta. Il lavoro dovrebbe sempre proseguire anche a riabilitazione terminata, quando l’atleta ha ripreso la sua attività sportiva come quella prima dell’infortunio. Così facendo l’atleta manterrà un livello ottimale di sicurezza e consapevolezza del proprio corpo nei vari spostamenti e schemi motori che si troverà a mettere in atto.

 

Vediamo nello specifico in questo video un esempio di lavoro propiocettivo e di core stability a 9 settimane:

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